È la Generazione degli eterni Peter Pan impietosamente ritratta da tanta cinematografia (dall’ ”Ultimo Bacio” a “Da 0 a 10”), analizzata da una ricca letteratura, posta sotto la lente di ingrandimento dei sociologi di mezza Europa.
Si, perché, in tanti non si riescono a spiegare come quegli stessi adulti che nella generazione precedente erano già felicemente sposati, con un mutuo sulle spalle e dei pargoli seduti in cucina, oggi invece abbiano come un’unica ambizione la vacanza a Tenerife, come obiettivo più lontano arrivare, alla fine del mese e come donna scelta per la vita, una sola, la mamma.
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Vivono ancora a casa, hanno uno stipendio precario, ma tutto sommato mantengono ancora il giusto spirito per comportarsi da farfalloni.
Per descriverli è stata coniata ogni possibile etichetta: dall’evergreen “mammoni”, al Padoa-Schioppiano “bamboccioni”, per giungere all’ultimo epiteto affibiatogli da Enrico Salza, “fessi”. Nessuno si risparmia in complimenti per questi inguaribili giovani dei nostri tempi…ma sarà proprio tutta colpa loro?
Un futuro ipotecato dai Boomer
Nessuno vuole trovare delle scusanti per chi a 35 anni si fa ancora stirare le camice da mammà, ma la sociologia ha scoperto che qualche attenuante è dovuta anche a loro: provateci voi ad essere nati da quella generazione di sessantottini che aveva tentato di cambiare il mondo.
Difficile reggere il confronto. Come se non bastasse, i Boomer (così sono detti i nati tra il 1946 e il ’65), dopo aver vissuto la propria vita covando rosee aspettative per il futuro sull’onda del boom economico, hanno lasciato il conto da pagare ai propri figli: così i trentenni di oggi si sono ritrovati già negli anni ’90 schiacciati da un debito pubblico incolmabile che non avevano in nessun modo contribuito a creare.
Circostanze già evidenziate da Tommaso Pellizzari nel suo libro “Trenta senza lode”: paragonando la quotidianità dei Boomer e quella dei trentenni di oggi si vede che mentre i primi non avevano preoccupazioni economiche e potevano per questo concentrarsi sul loro futuro, mettendosi in gioco e sperimentando nuove vie di realizzazione, i secondi sono invece afflitti dal pensiero del domani e vivono per questo solo il presente, evitando di fare progetti a lunga scadenza.
I Boomer – sostiene Pellizzari – sono cresciuti nella convinzione di avere un ruolo fondamentale nella storia, i trentenni di oggi, invece, difficilmente credono che potranno avere successo e, poiché per loro il futuro rappresenta una minaccia, preferiscono vivere fino in fondo il presente. Ed in effetti non c’è di che stare allegri.
Secondo una recente ricerca svolta dal prof. Rosina, dell’Istituto di Demografia della Cattolica di Milano, i giovani italiani risultano avere il minor peso elettorale di tutta Europa, vantano i più bassi livelli di scolarizzazione e occupazione e salari tra i più miseri.
Non ci sono dubbi: «In Europa i giovani italiani sono quelli che contano meno dal punto di vista sociale, economico, demografico e politico». Con buona pace dei sessantottini di successo incollati alle proprie poltrone.
Di fronte alle avversità, però, c’è chi è ancora in grado di riderci sopra.
In un momento in cui ognuno ha la sua opinione sui trentenni, i trentenni stessi prendono in mano la situazione decidendo di raccontarsi: così in rete fioccano i blog dedicati a questa generazione incompresa.
I toni sono tra i più diversi: ci sono i CinicamenteTrentenni che pur essendo laureati e felicemente sposati si sentono ancora in bilico e ci sono poi i TrentaSenza, che, senza troppe ipocrisie, raccontano in maniera ironica la vita un po’ frivola e talvolta rassegnata dei trentenni di oggi “Senza identità. Senza riferimenti. Senza partner. Senza maturità. Senza direzione. Senza posto fisso. Senza cultura. Senza sostanza. Senza palle. Senza speranza. La “generazione senza” si descrive senza peli sulla lingua”.
La frase che spesso molti di noi abbiamo ascoltato è…”ma invece di depauperare denaro in affitto perchè non investi in un immobile??”
…ed ecco che il giovane 30enne decide di andare in banca (se papà non può aiutarlo) e chiedere un prestito per un muto, mai inferiore ai 20 anni per realizzare ciò che la società valuta come punto fermo e principale di realizzazione, la casa.
Ma oggi di fronte a questa crisi, di fronte al fatto che anche il mondo immobiliare può crollare, di fronte al fatto che gente “realizzata” prima della crisi, adesso è disastrata con ipoteche e mutui che non riescono a pagare in nome di quel tanto anelato progetto di realizzazione, mi chiedo….
viviamo in un sistema sostenibile?
e davvero le colpe sono tutte nostre, di noi 30enni immaturi?
o forse gli immaturi ci sono sempre stati ma quello che oggi ci manca è il benessere/sicurezza che i nostri genitori hanno vissuto?
I mie genitori e tutti i loro amici comperavano appartamenti con denaro contante e nei loro progetti non vi era la prima casa ma sempre la seconda (mare o montagna), auto ecc
15/20 anni fa 200 mq costavano 100 milioni nella mia piccola città del profondo sud, oggi ci vogliono dai 300 mila € in su….
Siamo veramente di fronte ad un sistema sostenibile o semplicemente sarebbe da dire, a tutti coloro che ci bacchettano come maestreine di scuola, che oggi il rapporto guadagni/potere d’acquisto/sicurezza, è drammaticamante crollato?
Rifletto da stupido…..
Quando avevo 15 anni, (in pizzeria) pizza coca e rutto libero costavano al massimo 8/10 mila Lire, 4/5 € di oggi…
ma vi prego qualcuno mi saprebbe dire oggi dove posso mangiare una pizza e bere una coca (in pizzeria) senza pagare da 20€ in su?
Dov’erano 20 anni fa i contratti a tempo determinato, i cococo (collaborazioni coordinate e continuative), il nuovo cocopro, la parola “precariato”, le tante società di prestito personale, le rate anche per comprare uno spazzolino da denti?
Non voglio difendere la mia generazione ma mia madre non appena prese l’abilitazione all’insegnamento, ricevette dal Provveditorato agli Studi un lista di destinazioni da scegliere, si avete capito bene da scegliere!!! Inutile parlare dello stato attuale delle cose
No signori!!!
Saremo anche Peter Pan con le nostre responsabilità e colpe sia chiaro, ma di Capitan Uncino nessuno ne parla?